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Caro ALT, artista censurato…blasfemo!

LETTERA

Sua Grazia Pappessa Scialatiella Piccante,

vengo qui a chiederle umilmente udienza per alcuni fatti che ahimè, mi vedono protagonista in maniera nefasta del caos creato in un piccolo paese dell’entroterra marchigiano.

Uno scempio blasfemo è stato reso possibile nonostante il bigottismo che solitamente regna nelle piccole comunità montane, l’alto numero di cristolesi presenti in paese e un parroco che…no vabbe’, il parroco è il parroco, basta questo…
Lo scempio consiste in una mia creazione, con velleitarie aspirazioni artistiche, che mostra una madonna ortodossa immersa nell’oro, come tipico da tradizione.

Mia dolce Pappessa, ho però voluto aggiungere qualcosina a questa icona russa, perché il mio obiettivo era quello di far riflettere, discutere, anche di indignare, ma sempre nell’ottica del confronto e del superamento dei limiti socio-culturali che ci vengono imposti senza che spesso che ne rendiamo conto.

Decido quindi di tradurre su tavola un pensiero che porto avanti da anni sulla figura della madonna, che è a mio avviso, il più terribile degli idoli cristiani. Rappresenta la castrazione della donna, della sua sessualità, della femminilità. E’ una divinità inventata da maschi che volevano che le loro donne fossero esattamente così: coperte da capo a piedi, caste, madri, dedite alla sopportazione e alla sofferenza. La maria vergine non è donna, è altro. Trattasi di un pupazzo ad uso e consumo del dio maschio che per procreare ha necessità di autocrearsi un contenitore di lusso, immacolato.

Potrei parlare per ore del male che ha portato questa figura, citando i movimenti promossi dall’azione cattolica come quello del “Marylike” (come la madonna) che hanno ammorbato il sud dell’Europa per decenni, violando l’intimità familiare ed imponendo dogmi e regole su come si dovessero vestire, o meglio, coprire, le donne.

Questa è la parte su cui più mi sono concentrato, infatti dei tre fogli esplicativi che accompagnano l’opera e ne fanno parte, due sono dedicati alla figura della donna/madonna.

Ma proseguiamo: nel mio lavoro la madonna non ha più in braccio il piccolo Gesù, l’ho coperto.

 

Il Gesù bambino dell’opera di ALT è stato coperto dall’artista

Ho creato un collage utilizzando materiale cartaceo che la Chiesa inviava alle famiglie facoltose per chiedere denaro, che ho ritrovato tra le vecchie carte della mia famiglia.
Ahimè, molte persone non hanno preso il giusto tempo per leggere tutti quei foglietti, quelle promesse di salvezza eterna sotto pagamento, quei tentativi di estorcere denaro in cambio della purificazione delle anime dei cari defunti, e tanto altro… non si sono soffermati a leggere le assurdità che scrivevano e che ancora oggi ci propinano.
E quindi il bambino si trasforma in un sacco, e la madonna tiene un sacco in mano, un bottino: il bottino della Chiesa. Perché la madonna è anche una delle più grandi fonti di denaro per la Chiesa: è un idolo amatissimo, che appare spesso a sedicenti veggenti e a cui in molti chiedono grazie e miracoli (pagando).

E questo porta ad un’ulteriore riflessione che considero un bug della religione cristiana, ovvero l’idolatria. Dio dice in maniera inoppugnabile ed inequivocabile nel primo comandamento che lui è l’unica divinità da pregare. Tutto il resto è “vitello d’oro”. Pregare la madonna, ma anche padre Pio o san Gennaro rappresenterebbe ufficialmente eresia. Per questo la mia madonna ha il volto sfigurato, per darle le sembianze di un idolo pagano, quale essa è.

Ma, cara Pappessa, tutto ciò non è stato percepito, perché tutti si sono soffermati su un altro livello, il primo visibile a causa del suo impatto, causato da una scritta in rosso sopra l’opera: PORCA.

Molto semplice come lettura: vuole far ragionare sulla bestemmia e sull’incapacità ancora oggi di renderla vaniloquio, tanto da essere sanzionata dalla legge, come se un Dio onnipotente avesse bisogno della protezione legale…

Ma quella doveva essere come una conclusione a fine lettura che avrebbe portato con sé tutte le motivazioni per cui la madonna è porca.
La madonna è porca per il fatto di incarnare un’immagine di femminilità voluta dalla società patriarcale, è porca perché mero strumento di accumulo di denaro, è porca perché pregarla è idolatria, è porca perché, pur essendo personaggio di fantasia, ci condiziona, ed è infine superporca perché non puoi liberamente chiamarla porca senza incappare nelle ire dei credenti e nella censura dei benpensanti.

 

Un invito ai visitatori della mostra a partecipare all’opera

Ora, il mio pensiero va alla curatrice e assessore alla cultura di Arcevia Laura Coppa, donna forte ed impegnata, che ben conosceva i rischi a cui andava incontro. Ma anche al sindaco Andrea Bomprezzi, uomo di cultura, che stimo particolarmente nonostante l’infelice decisione di oscurare la mia creazione.

Pappessa, che tu possa aiutarli, nella tua immensa grazia? Ora più che mai hanno bisogno di conforto, di voci amiche, perché devono capire che non sono soli in un paese di bigotti, e che molte persone libere li affiancano e li sostengono.
Abbiate il coraggio di rispondere con forza e durezza ai bigotti cristolesi che vi stanno attaccando, non provate vergogna per ciò che è accaduto, e non accogliete la ridicola richiesta di dimissioni.

Avete forse mai visto preti dimettersi ogni volta che esce fuori un caso di pedofilia? Macchè, se ne stanno tutti zitti e buoni ad aspettare che passi la bufera.
E allora io chiedo a gran voce le dimissioni del parroco di Arcevia Don Sergio Zandi, perché possa mostrare solidarietà nei confronti delle vittime di pedofilia da parte del clero. Lo farà il buon Sergio? Chissà! Pappessa provi a convincerlo, magari sotto quella tonaca c’è anche un cuore… o almeno un paio di palle (il cervello per ora io non l’ho visto).

In conclusione, le chiedo di proteggere chi ha fatto sì che tutto ciò potesse accadere, portando alla luce il loro coraggio di andare contro un pensiero dominante ridicolo.
Chiedo poi che la mia creazione possa di nuovo essere visibile agli occhi di tutti gli interessati… non di arte, ma di libertà.

ALT

 

Link:

https://www.cronacheancona.it/2018/08/11/bufera-su-artcevia-rimossa-lopera-di-alt-giudicata-blasfema-da-alcuni-visitatori/118364/

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/10/arcevia-shock-alla-mostra-darte-visitatori-sdegnati-per-limmagine-blasfema-della-vergine/694373

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/13/arcevia-la-curatrice-di-artcevia-replica-agli-attacchi-sul-quadro-blasfemo-i-visitatori-erano-avvertiti/694513

 

RISPOSTA

Caro ALT,

posa ogni umiltà al mio cospetto e sentiti libero di essere orgoglioso di quanto pensi e dici.

Ho guardato attentamente l’opera.

L’opera di ALT censurata dal Sindaco di Arcevia

La qualità artistica non è il fattore decisivo per misurare il valore di un intervento comunicativo, per cui non importa se la tua sia una “velleità”: il linguaggio umano non è soltanto verbale o argomentativo, ma anche iconico e integrato, perciò tutti i tipi di messaggi dovrebbero avere spazi espressivi liberi. È vero: non ogni messaggio è appropriato in ogni sede, ma grazie al Prodigioso esistono innumerevoli e differenziate “sedi”!

Quanto esprimi riguardo alla figura della Madonna è una visione personale, ma in riferimento alle icone, se ci troviamo fuori dall’ ambito del sacro, non esiste solo l’approccio religioso, perché esse, per via della loro influenza nella dimensione mondana, acquisiscono una varietà di significati ideologici. La tua opera, infatti, si confronta con quelli politici e sociali delle rappresentazioni di Maria, con allusione al commercio e al lucro che l’arte sacra e il meccanismo votivo innescano.

In effetti denunci una realtà che fece imbestialire Gesù Cristo stesso quando cacciò i venditori dal tempio, se è vero quel che è scritto nella Bibbia. È evidente che il tuo intervento è frutto di una studiata analisi di quanto sia possibile approfittare della devozione dei credenti. Un fedele attento dovrebbe persino darti ragione e trovare oltraggioso che le istituzioni religiose in cui ripone fiducia agiscano con animo venale.

Ti rincresce che le persone non abbiano letto i testi esplicativi. Mio caro Alt, l’apprezzabile voglia di documentare e dimostrare che la tua non è una provocazione, bensì una personale reazione a una verità storica è un di più. Se pure avessero letto, non avrebbero mutato la propria posizione di fronte all’evidenza dei dati da te raccolti, perché il loro approccio è religioso e impulsivo, non laico e razionale.

Ho grande comprensione affettiva e umana per quanti si sono offesi. Tuttavia essi non andavano assecondati. I fedeli devono accettare che, fuori dagli spazi di culto e dai luoghi sacri, la società è laica: i religiosi sono liberi e padroni assoluti, ma nelle loro “case”, nelle chiese. Fuori dai luoghi e dalle situazioni di culto essi sono cittadini come altri.

La laicità è libertà di culto e libertà dai culti!

Non possiamo aspettarci razionalità da un cittadino mosso da sentimenti irrazionali, quale il sentimento di fede certamente è. Deve restare razionale, invece, un amministratore pubblico che, anziché dare soddisfazione all’emotività fuori ambito di uno o più cittadini, dovrebbe restare saldo e sereno nel ribadire che i luoghi pubblici non a caso hanno funzioni diverse: il servizio alla comunità si svolge a differenti livelli, pertanto il diritto all’offesa dei visitatori scandalizzati, in sede di evento culturale, non ha più valore del diritto all’espressione dell’artista o della domanda di conoscenza di visitatori con altre prerogative.

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata. Si afferma cioè che i diritti laici e civili devono cedere il passo alle “emozioni” religiose in qualsiasi circostanza! Un assessore dovrebbe dare le dimissioni per negligenza, per corruzione, per violazione del patto di fiducia con gli elettori, non davvero perché ha consentito la massima libertà a un artista, al contempo preoccupandosi di avvertire i visitatori in modo da preservarne la sensibilità! Dovrebbe vergognarsi chi chiede le dimissioni sulla base di un criterio tanto soggettivo e parziale!

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata.

Quanto alla tua opera, mio caro Alt, certamente essa passa sotto la mia protezione morale. Ogni volta che sarà possibile, in occasione di eventi della campagna Dioscotto, saremo più che lieti di raccontare la tua vicenda e di esporla.

Il sugo scorra su di te e ti lambisca profumata la sacra birra.

Pappessa Scialatiella Piccante I

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L’opera sarà esposta alla mostra del festival delle arti Ceci n’est pas un Blasphème che si terrà al PAN di Napoli dal 10 al 30 settembre 2021.

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Caro ALT, artista censurato…blasfemo!

LETTERA

Sua Grazia Pappessa Scialatiella Piccante,

vengo qui a chiederle umilmente udienza per alcuni fatti che ahimè, mi vedono protagonista in maniera nefasta del caos creato in un piccolo paese dell’entroterra marchigiano.

Uno scempio blasfemo è stato reso possibile nonostante il bigottismo che solitamente regna nelle piccole comunità montane, l’alto numero di cristolesi presenti in paese e un parroco che…no vabbe’, il parroco è il parroco, basta questo…
Lo scempio consiste in una mia creazione, con velleitarie aspirazioni artistiche, che mostra una madonna ortodossa immersa nell’oro, come tipico da tradizione.

Mia dolce Pappessa, ho però voluto aggiungere qualcosina a questa icona russa, perché il mio obiettivo era quello di far riflettere, discutere, anche di indignare, ma sempre nell’ottica del confronto e del superamento dei limiti socio-culturali che ci vengono imposti senza che spesso che ne rendiamo conto.

Decido quindi di tradurre su tavola un pensiero che porto avanti da anni sulla figura della madonna, che è a mio avviso, il più terribile degli idoli cristiani. Rappresenta la castrazione della donna, della sua sessualità, della femminilità. E’ una divinità inventata da maschi che volevano che le loro donne fossero esattamente così: coperte da capo a piedi, caste, madri, dedite alla sopportazione e alla sofferenza. La maria vergine non è donna, è altro. Trattasi di un pupazzo ad uso e consumo del dio maschio che per procreare ha necessità di autocrearsi un contenitore di lusso, immacolato.

Potrei parlare per ore del male che ha portato questa figura, citando i movimenti promossi dall’azione cattolica come quello del “Marylike” (come la madonna) che hanno ammorbato il sud dell’Europa per decenni, violando l’intimità familiare ed imponendo dogmi e regole su come si dovessero vestire, o meglio, coprire, le donne.

Questa è la parte su cui più mi sono concentrato, infatti dei tre fogli esplicativi che accompagnano l’opera e ne fanno parte, due sono dedicati alla figura della donna/madonna.

Ma proseguiamo: nel mio lavoro la madonna non ha più in braccio il piccolo Gesù, l’ho coperto.

 

Il Gesù bambino dell’opera di ALT è stato coperto dall’artista

Ho creato un collage utilizzando materiale cartaceo che la Chiesa inviava alle famiglie facoltose per chiedere denaro, che ho ritrovato tra le vecchie carte della mia famiglia.
Ahimè, molte persone non hanno preso il giusto tempo per leggere tutti quei foglietti, quelle promesse di salvezza eterna sotto pagamento, quei tentativi di estorcere denaro in cambio della purificazione delle anime dei cari defunti, e tanto altro… non si sono soffermati a leggere le assurdità che scrivevano e che ancora oggi ci propinano.
E quindi il bambino si trasforma in un sacco, e la madonna tiene un sacco in mano, un bottino: il bottino della Chiesa. Perché la madonna è anche una delle più grandi fonti di denaro per la Chiesa: è un idolo amatissimo, che appare spesso a sedicenti veggenti e a cui in molti chiedono grazie e miracoli (pagando).

E questo porta ad un’ulteriore riflessione che considero un bug della religione cristiana, ovvero l’idolatria. Dio dice in maniera inoppugnabile ed inequivocabile nel primo comandamento che lui è l’unica divinità da pregare. Tutto il resto è “vitello d’oro”. Pregare la madonna, ma anche padre Pio o san Gennaro rappresenterebbe ufficialmente eresia. Per questo la mia madonna ha il volto sfigurato, per darle le sembianze di un idolo pagano, quale essa è.

Ma, cara Pappessa, tutto ciò non è stato percepito, perché tutti si sono soffermati su un altro livello, il primo visibile a causa del suo impatto, causato da una scritta in rosso sopra l’opera: PORCA.

Molto semplice come lettura: vuole far ragionare sulla bestemmia e sull’incapacità ancora oggi di renderla vaniloquio, tanto da essere sanzionata dalla legge, come se un Dio onnipotente avesse bisogno della protezione legale…

Ma quella doveva essere come una conclusione a fine lettura che avrebbe portato con sé tutte le motivazioni per cui la madonna è porca.
La madonna è porca per il fatto di incarnare un’immagine di femminilità voluta dalla società patriarcale, è porca perché mero strumento di accumulo di denaro, è porca perché pregarla è idolatria, è porca perché, pur essendo personaggio di fantasia, ci condiziona, ed è infine superporca perché non puoi liberamente chiamarla porca senza incappare nelle ire dei credenti e nella censura dei benpensanti.

 

Un invito ai visitatori della mostra a partecipare all’opera

Ora, il mio pensiero va alla curatrice e assessore alla cultura di Arcevia Laura Coppa, donna forte ed impegnata, che ben conosceva i rischi a cui andava incontro. Ma anche al sindaco Andrea Bomprezzi, uomo di cultura, che stimo particolarmente nonostante l’infelice decisione di oscurare la mia creazione.

Pappessa, che tu possa aiutarli, nella tua immensa grazia? Ora più che mai hanno bisogno di conforto, di voci amiche, perché devono capire che non sono soli in un paese di bigotti, e che molte persone libere li affiancano e li sostengono.
Abbiate il coraggio di rispondere con forza e durezza ai bigotti cristolesi che vi stanno attaccando, non provate vergogna per ciò che è accaduto, e non accogliete la ridicola richiesta di dimissioni.

Avete forse mai visto preti dimettersi ogni volta che esce fuori un caso di pedofilia? Macchè, se ne stanno tutti zitti e buoni ad aspettare che passi la bufera.
E allora io chiedo a gran voce le dimissioni del parroco di Arcevia Don Sergio Zandi, perché possa mostrare solidarietà nei confronti delle vittime di pedofilia da parte del clero. Lo farà il buon Sergio? Chissà! Pappessa provi a convincerlo, magari sotto quella tonaca c’è anche un cuore… o almeno un paio di palle (il cervello per ora io non l’ho visto).

In conclusione, le chiedo di proteggere chi ha fatto sì che tutto ciò potesse accadere, portando alla luce il loro coraggio di andare contro un pensiero dominante ridicolo.
Chiedo poi che la mia creazione possa di nuovo essere visibile agli occhi di tutti gli interessati… non di arte, ma di libertà.

ALT

 

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https://www.cronacheancona.it/2018/08/11/bufera-su-artcevia-rimossa-lopera-di-alt-giudicata-blasfema-da-alcuni-visitatori/118364/

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/10/arcevia-shock-alla-mostra-darte-visitatori-sdegnati-per-limmagine-blasfema-della-vergine/694373

https://www.viveresenigallia.it/2018/08/13/arcevia-la-curatrice-di-artcevia-replica-agli-attacchi-sul-quadro-blasfemo-i-visitatori-erano-avvertiti/694513

 

RISPOSTA

Caro ALT,

posa ogni umiltà al mio cospetto e sentiti libero di essere orgoglioso di quanto pensi e dici.

Ho guardato attentamente l’opera.

L’opera di ALT censurata dal Sindaco di Arcevia

La qualità artistica non è il fattore decisivo per misurare il valore di un intervento comunicativo, per cui non importa se la tua sia una “velleità”: il linguaggio umano non è soltanto verbale o argomentativo, ma anche iconico e integrato, perciò tutti i tipi di messaggi dovrebbero avere spazi espressivi liberi. È vero: non ogni messaggio è appropriato in ogni sede, ma grazie al Prodigioso esistono innumerevoli e differenziate “sedi”!

Quanto esprimi riguardo alla figura della Madonna è una visione personale, ma in riferimento alle icone, se ci troviamo fuori dall’ ambito del sacro, non esiste solo l’approccio religioso, perché esse, per via della loro influenza nella dimensione mondana, acquisiscono una varietà di significati ideologici. La tua opera, infatti, si confronta con quelli politici e sociali delle rappresentazioni di Maria, con allusione al commercio e al lucro che l’arte sacra e il meccanismo votivo innescano.

In effetti denunci una realtà che fece imbestialire Gesù Cristo stesso quando cacciò i venditori dal tempio, se è vero quel che è scritto nella Bibbia. È evidente che il tuo intervento è frutto di una studiata analisi di quanto sia possibile approfittare della devozione dei credenti. Un fedele attento dovrebbe persino darti ragione e trovare oltraggioso che le istituzioni religiose in cui ripone fiducia agiscano con animo venale.

Ti rincresce che le persone non abbiano letto i testi esplicativi. Mio caro Alt, l’apprezzabile voglia di documentare e dimostrare che la tua non è una provocazione, bensì una personale reazione a una verità storica è un di più. Se pure avessero letto, non avrebbero mutato la propria posizione di fronte all’evidenza dei dati da te raccolti, perché il loro approccio è religioso e impulsivo, non laico e razionale.

Ho grande comprensione affettiva e umana per quanti si sono offesi. Tuttavia essi non andavano assecondati. I fedeli devono accettare che, fuori dagli spazi di culto e dai luoghi sacri, la società è laica: i religiosi sono liberi e padroni assoluti, ma nelle loro “case”, nelle chiese. Fuori dai luoghi e dalle situazioni di culto essi sono cittadini come altri.

La laicità è libertà di culto e libertà dai culti!

Non possiamo aspettarci razionalità da un cittadino mosso da sentimenti irrazionali, quale il sentimento di fede certamente è. Deve restare razionale, invece, un amministratore pubblico che, anziché dare soddisfazione all’emotività fuori ambito di uno o più cittadini, dovrebbe restare saldo e sereno nel ribadire che i luoghi pubblici non a caso hanno funzioni diverse: il servizio alla comunità si svolge a differenti livelli, pertanto il diritto all’offesa dei visitatori scandalizzati, in sede di evento culturale, non ha più valore del diritto all’espressione dell’artista o della domanda di conoscenza di visitatori con altre prerogative.

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata. Si afferma cioè che i diritti laici e civili devono cedere il passo alle “emozioni” religiose in qualsiasi circostanza! Un assessore dovrebbe dare le dimissioni per negligenza, per corruzione, per violazione del patto di fiducia con gli elettori, non davvero perché ha consentito la massima libertà a un artista, al contempo preoccupandosi di avvertire i visitatori in modo da preservarne la sensibilità! Dovrebbe vergognarsi chi chiede le dimissioni sulla base di un criterio tanto soggettivo e parziale!

Se l’assessore Laura Coppa cede alle pressioni presentando le proprie dimissioni, è un fallimento civile di grande portata.

Quanto alla tua opera, mio caro Alt, certamente essa passa sotto la mia protezione morale. Ogni volta che sarà possibile, in occasione di eventi della campagna Dioscotto, saremo più che lieti di raccontare la tua vicenda e di esporla.

Il sugo scorra su di te e ti lambisca profumata la sacra birra.

Pappessa Scialatiella Piccante I

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Risposta ai Cardinali che non l’hanno ottenuta dal Papa

Eminentissimi colleghi,

ho seguito con interesse le discussioni legate alle lettere che avete scritto al vostro Papa, sia quella firmata dai tredici (che poi pare quattro abbiano smentito, rimanendo così in nove) sia quella successiva firmata dai quattro.

Lettera di tredici Cardinali al Papa

Lettera di quattro Cardinali al Papa

M’è parso di capire che vi siete un po’ arrabbiati per il fatto che Francesco non vi abbia risposto. Questo un po’ mi stupisce perché pensavo che anche voi aveste visto quanto è indaffarato quell’uomo nel portare avanti il marketing del vostro brand,

f224aed117bac2e383dd46c003823c5d_origoltre questo sapete anche che il povero Paolo ha scritto delle lettere poco meno di duemila anni fa, ma Corinzi, Colossesi, Efesini, Filippesi, Galati, Romani e Tassalonicesi non gli hanno ancora risposto. Secondo me dovreste avere un po’ di pazienza, prima o poi vi risponderà; e se posso permettermi, non fate vedere di essere arrabbiati perché dovreste sapere che ha un caratteraccio: ricordate quella volta della mamma e del pugno? (Nota 1)

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Foto tratta da http://www.vanityfair.it/news/italia/15/12/02/papa-francesco-aereo

Essendo cose vostre avevo pensato di non intervenire ma siccome poi le avete rese pubbliche e in una avete scritto “E pertanto informiamo della nostra iniziativa l’intero popolo di Dio, offrendo tutta la documentazione.” senza però specificare a quale Dio fate riferimento, penso che abbiate voluto informare anche quelli come me che credono nel Prodigioso Spaghetto volante, il nostro Dio, ragion per cui ho pensato di rispondervi.

Vengo quindi ai contenuti. Leggendo le informazioni pubblicate dai maggiori quotidiani d’informazione, m’è parso di capire che (se sbaglio mi corriggerete), in sintesi, nella lettera dei tredici (diventati nove) chiedete maggior democrazia al vostro interno. E’ una bellissima cosa ma da voi non me l’aspettavo: essendo alte cariche religiose pensavo teneste conto che da quando siete nati, circa duemila anni fa, la vostra è stata una religione monocratica dove il Papa de facto ha potere assoluto. Del resto lo dice anche Matteo (non Renzi, il vostro più famoso) nel capitolo XVI del suo Vangelo, che fa parte del nuovo testamento (Nota 2).

Sapendo poi che voi siete gente che si batte con instancabile costanza per la difesa delle tradizioni anche quando queste non sono più in linea con le esigenze dei più (penso a contraccezione, interruzione di gravidanza, eutanasia) e che voi stessi siete promossi Cardinali da una libera scelta di un Romano Pontefice e non da un organo democratico (Nota3), spero capirete il mio stupore.

Riguardo invece alla lettera dei quattro, mi ha subito colpito un verso della vostra premessa:

“a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” (Nota 4) sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.”.

Tralasciando la velata accusa ai mezzi di comunicazione che dimostra quanto siate attenti alle mode di quest’epoca, mi ha colpito soprattutto l’incertezza, la confusione e lo smarrimento che dite alberghino in molti vostri fedeli. Sicuramente conoscete i vostri fedeli meglio di me, ma penso che un punto di vista di un esterno possa aiutarvi nelle vostre valutazioni. Perché vedete, io credo che se molti dei vostri fedeli sono incerti, confusi e smarriti potrebbe essere lo siano perché leggono spesso, sugli stessi mezzi d’informazione cui fate riferimento, di vostri rappresentanti dediti alla pedofilia e al contempo non leggono quasi mai di ferme prese di posizioni da parte vostra ma anzi a volte coperture e insabbiamenti, altresì non leggono mai di vostra aperture nei confronti di contraccezione, interruzione di gravidanza, eutanasia. Io credo che queste cose li rendano incerti, confusi e smarriti molto di più rispetto ai “dubia” che avete espresso nella continuazione della lettera. Beninteso, è legittimo avere dei dubbi e anzi, come diceva il grande Freak Antoni “È importante avere dubbi! Solo gli stupidi non ne hanno, e su questo non ho dubbi!”. Io preferirei davvero che voi inseriste anche il dubbio che v’ho insinuato io, potreste alfine convenire con me che gli esempi a voi qui portati sono preponderanti rispetto al se somministrare o meno l’eucaristia a “divorziati in nuova unione, che continuano a vivere “more uxorio”” o se considerare peccatore chi è adultero.

Io credo che parlare di queste tematiche potrebbe fare bene sia a voi che a noi, per comprendere i diversi punti di vista e cercare delle convergenze. Per questo v’invito a organizzare un tavolo di discussione e mi rendo da subito disponibile a dare una mano, e se il nostro illustre collega Cardinal Carlo Caffarra, firmatario di entrambe le lettere, lo vorrà potremmo riunirci in preghiera e lavorare assieme; l’essere concittadini ci agevolerebbe di certo il lavoro.

Se invece proprio non riuscite a mandar giù che Francesco non vi risponda, ho un’altra proposta per voi: potreste entrare a far parte della nostra amata Chiesa. Ne avreste degli immediati vantaggi, ve ne elenco alcuni:

  • potreste sposarvi, o anche solo fare sesso con chi volete (che come sapete è molto meno impegnativo), naturalmente in osservanza ai nostri quarto e ottavo Condimenti (Nota 5)
  • potreste venire con noi ai vari Pride che a giugno porteranno gioja in tutto il Paese; gli abiti li avete già, potremmo prestarvi qualche spilla per dare un po’ più di colore a quel monotono porpora. Naturalmente vi prenderei un po’ in giro dicendovi che il mio è molto più bello, ma tra colleghi credo ci possa stare e anzi, sono certo cementerebbe la nostra amicizia
  • potreste venire con noi quando faremo le Tagliatelle in Piedi; da quel che so amate il buon cibo e avreste anche la possibilità di andare a trovare i vostri vecchi amici che sono sempre in qualche piazza adiacente alla nostra
  • potreste evitare le arrabbiature: la nostra Pappessa risponde sempre alle lettere, e in tempi brevi
  • sareste partecipi di una comunità dove non c’è un uomo solo al comando: tutte le nostre cariche vengono nominate da gruppi di persone e le decisioni vengono tutte prese in democrazia (Nota 6)

Per fare queste cose non vi servirà nulla oltre alla vostra presenza. Se invece vorrete ricoprire ruoli all0interno della nostra amata Chiesa potrete partecipare ai corsi di Cotechismo; al momento li tiene il Priore di Roma che è molto severo, ma sono certo che gente della vostra esperienza non avrà problemi a sostenere l’esame finale e superarlo, e diventare così Ministri di Culto Pastafariani. A quel punto potrete somministrare i nostri sacramenti e nelle fredde giornate d’inverno potrete rimanere a casa vostra al calduccio impartendo le telesacralizzazioni via smartphone o con un tablet, se lo riterrete più comodo. Vi informo che dovrete versare qualche decina di euro che vi daranno diritto al certificato di Ministro di Culto, a un Liscafisso – nostro Simbolo Sacro – e a una tessera dell’associazione religiosa Chiesa Pastafariana Italiana, che potrete far vedere con orgoglio ai vostri amici e amiche. Credo che questi pochi denari non saranno per voi un problema ma, se lo saranno, sappiate che ci sono nostri fedeli che sono disposti a fare una colletta.

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Infine, immagino che dopo una vita di sacrifici passata a servire una Chiesa sarebbe una scelta molto dolorosa lasciarla per approdare a un’altra. Sappiate che noi siamo multi-monoteisti quindi non avremmo nessun problema ad accogliervi tra noi se doveste scegliere di rimanere anche nella vostra attuale Chiesa; qualora però decideste di lasciare definitivamente la vostra questo potrebbe garantirvi un trapasso graduale e non traumatico.

Sperando di aver almeno un po’ lenito la vostra irritazione o quantomeno di aver contribuito alla chiarezza che chiedete nelle lettere, sperando altresì di potermi congiungere con voi in preghiera, cordialmente vi saluto.

Marco Miglianti
Scardinale del Sacro Tortellino
Arcifrescovo di Bologna

 

Nota 1

Nota 2
Dal Vangelo di Matteo – XVI
Versione in latino
18 Et ego dico tibi: Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam; et portae inferi non praevalebunt adversum eam.
19 Tibi dabo claves regni caelorum; et quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum in caelis, et quodcumque solveris super terram, erit solutum in caelis ”.
Versione in italiano
[18] E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
[19] A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli”.

Nota 3
Cardinali di Santa Romana Chiesa – Dal Codice di Diritto Canonico Latino del 1983 – Can 351

Nota 4
Esortazione apostolica postsinoidale AMORIS LAETITIA

Nota 5
I Condimenti della Chiesa Pastafariana Italiana

Nota 6
Statuto della Chiesa Pastafariana Italiana

 

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Il fegato del pirata

LETTERA

Ogni tanto mi intrufolo nei vostri eventi e vi guardo in disparte, sorridendo.

Voi pastafariani siete buffi.

Parlate di imprese e arrembaggi, vi travestite con qualche rattoppo da pirati: ed ecco pronti gli eroi.

Non intendo criticarvi, anzi, ti sto scrivendo con una certa benevolenza. Direi di aver posato su di voi uno sguardo alquanto indulgente, da genitore che osserva dei bambini giocare alla guerra, alle avventure, sapendo che presto si ficcheranno a nanna sotto coperte che nessuna bomba verrà a squarciare.

Non elencarmi le splendide, edificanti attività in cui vi impegnate, lo sforzo divulgativo, contro-informativo… ti ho ascoltato, sei esaustiva e convincente. So tutto di Idomeni, di Como, della battaglia anti-gender, dell’attivismo satirico. Le mie domande sono più nette. C’è ancora posto per azioni di coraggio in un’esistenza a temperatura media come la nostra? E il vostro è autentico coraggio? O è solo una finzione molto ben interpretata, diciamo… con sincera immedesimazione? Le ingiustizie contro cui vi agitate sono davvero una minaccia? O sono mostri a cui va a caccia il bambino per interrompere la noia del pomeriggio?

G. A.

RISPOSTA

Coraggio. Azione di cuore. Avere cuore. Avere forza.

L’eroe classico era un comune cittadino che partiva alla guerra, dotato di straordinarie virtù umane, grazie alle quali egli era in grado di sacrificarsi per il bene di tutti. La gloria eroica, dunque, è conquistata dall’uomo che supera la dimensione personale per quella comunitaria. È l’“io”, “per voi”.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, ovvero condizioni estreme di vita, siano le sole a poter attivare il coraggio.

Mi chiedo se la guerra, la miseria, la dittatura, spuntino come funghi, all’improvviso, dopo un’occasionale piovuta; se non siano invece lungamente preparati dalla mentalità, dalla cultura che si forma nelle scuole, nelle case, nelle chiese, nelle strade. Nelle nostre camerette. E camerate.

Mi chiedo se gli incubi sconvolgono le menti solo dopo grandi abbuffate o biblici digiuni, o non striscino nella psiche anche durante il sopore apparentemente innocuo della noia pomeridiana.

Tu, mi* car* lettore/lettrice, osservi da lontano la “medietà” della nostra esistenza, reputandola una scarsa minaccia e una prova sovrastimata dalla carica e dal trasporto pastafariano, ma ho un punto di vista assai diverso dal tuo a proposito della potenza subdola della “medietà”. A mio avviso, essa è proprio il terreno sottovalutato in cui germogliano semi dispettosi, bugiardi, disumani.

In molte occasioni della mia vita mi sono trovata a riflettere sul rapporto tra carattere e destino, sulla violenza d’urto dei grandi eventi sulla personalità. Ebbene, il grande evento è una straordinaria opportunità. È, appunto, uno squarcio su un letto dove si è attardato inutile il riposo. L’evento estremo che per istinto e dinamica di soravvivenza libera il coraggio, è vero. Ne serve, allora, per vivere mediamente?

Ne serve di più, o meglio, di altra specie.  Non è la tragedia che ci rende inabili, è il peso della quotidianità. Contro di essa assai più difficile è indirizzare azioni grandiose ed eccelse. Ecco la medietà alla quale alludi e che reputi movente da messa in scena. Essa è un sistema che il tarlo ci scava intorno, mordendo nel legno senza destare attenzione.

Saul Bellow scrisse: «La paura governa il genere umano. Il suo è il più vasto dei domini. Ti fa sbiancare come una candela. Ti spacca gli occhi in due. Non c’è nulla nel creato più abbondante della paura. Come forza modellatrice è seconda solo alla natura stessa.»

Sì, è vero… ma io penso anche un’altra cosa. La paura viene dopo; quando non è di quella specie istintiva che emerge dal pericolo contingente, è essa stessa una forza indotta. Dunque cosa la induce? Cosa la insinua?

La forza modellatrice più potente è il “costume”. Certo non parliamo di una voragine, non è una frana, non è un missile. È un’acqua che scorre voluta, costruita, organizzata. L’abitudine, la convenzione, la quotidianità. Non giunge all’improvviso. Non richiede interventi di contrasto acrobatici, ma sistemici.

Anche sul piano personale, osservo la mia vita e mi accorgo di essere proprio certa di quello che sto scrivendo. Gli eventi drammatici, dolorosi, traumatizzanti che hanno segnato anche la mia biografia sono stati folgori che hanno illuminato il cielo, un cielo creduto calmo e “giusto”, spacciato per tale con rassicurazione “media” da tutte le persone e le circostanze a me intorno. Ciò che ha condizionato il mio percorso, però, è nella chiusa che si è riallacciata dietro lo squarcio, il momento in cui la decisione presa all’istante è diventata pratica ed io mi sono “sistemata” in quello che si definisce equilibrio, ma che altro non è che andamento.

Cosa mi domandi? Per non essere ridicoli e per avere coraggio dobbiamo attendere l’evento, mi* car* amic*? Non temi e questioni, ma fatti storici, diretti? E i temi e le questioni non lo sono forse? Idomeni e Como, l’ideologia anti-gender non sono forse costellazioni di fatti che riguardano la vita? Sono pretesti per un gioco? Non mi pare. Sono circostanze su cui schierarsi. Non credi?

Dobbiamo attendere la riduzione in schiavitù per mettere in moto affermazione di intenti e di vedute, di condotte? Altrimenti, farlo prima, è un narcisistico paravento? Anche il coraggio è teso tra domanda e offerta?

Io dico che non possiamo giungere all’appuntamento col destino, se non ci siamo impegnati in un esercizio quotidiano a pensare che le cose possano essere diverse.

Coraggio. Azione e cuore. Mah.

Non mi reputo molto sentimentale in questo periodo. E sento che la sede del mio ragionamento non è il cuore.

È il fegato.

Sì, i pirati non hanno cuore. Hanno fegato.

Il fegato è un cervello dotato di sentimento e rabbia, oltre che di una certa schiettezza che rifugge fronzoli. Non solo prende in mano le situazioni sul momento, scoprendo magari una insperata capacità di fare, ma è anche l’organo della resistenza: il fegato sopporta la pressione, incassa gli stronzi, accumula i veleni. Tollera, anzi, ospita l’effetto dei vizi, dei piaceri, degli oblii. Il fegato è la sede della nostra solitudine, l’organo che si rovina per la gioia e per l’intossico. Il fegato sopporta ciò che la quotidianità ti ficca in pancia, ma non lo interiorizza. Se non si ribella, si fa duro. Il fegato aspetta. Il fegato è il centro che emette messaggi veri, senza retorica, che enumera maleparole, il fegato ricaccia su la bile e ti fa vedere che sei ferito, prostrato, che davanti allo specchio di eroico non c’è proprio nulla: sei un uomo distrutto.

Il fegato è il nostro scolapasta interiore e filtra tutta la merda.

Si consuma. Non conosce gloria. Alla fine della vita è una spugna marcilenta. L’organo più sincero col quale siamo vissuti.

Vedi, amic*, il risultato delle percezioni sociali di cui riconosciamo e osteggiamo il potere, non è immobile, ma non è facilmente modificabile, perché quella grande forza modellatrice che è il costume riproduce involontariamente i suoi schemi e i suoi modelli.

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Tra l’habitus ereditato e il mio travestimento c’è una relazione di condizionamento; la speranza di modifica non è solo nello squarcio, ma nella costanza con cui la relazione è forzata: la pazienza del fegato.

Noi, pirati pastafariani, non siamo pedine astratte di un gioco da osservare da lontano. Inoltre, le scelte razionali o “eroiche” di cui siamo capaci non sono acquisibili solo in determinate condizioni economiche e sociali.

La fantasia, il gioco, la satira forzano le serrature. Ogni volta che indossiamo le nostre vesti, siamo consapevoli di essere dentro e non fuori del sistema, di essere uomini come gli altri e che, quindi, siamo limitati dalle informazioni disponibili, dai mezzi con cui pensare alle situazioni, dalle strutture sociali. I pirati pastafariani sono consapevoli di questo, sono anti-eroi. Possiamo capire, però, che il senso non esiste solo nei rapporti economici e politici, ma anche nella dimensione simbolica che contrappone alla medietà oggettiva del quotidiano la soggettività, con tutta la sua vulnerabile, potente, realtà.

Quindi mi* car*, è con il fegato che sopporto l’andamento medio del sistema in cui vivo, è con il fegato che stillo la gioia, la convivialità di essere parte di un mondo umano conforme ma per nulla immobile, aperto ad essere solcato; è con il fegato che elaboro la rabbia e dimentico il dolore.

No. Non ho coraggio. Non sono un’eroina. Ho il mio fegato, vediamo quanto dura.

Nel conflitto tra ordine e opportunità, in cui è attanagliata la mia vita, resto sul mio pennone a fissare l’orizzonte, in compagnia del mio rum, del mio pappagallo. La ciurma resta giù, leggendo il mio silenzio, fingendo di non notarlo. Mi raggiungono i loro canti.

Ma a te, amic* car* che scrivi, rispondo essenzialmente solo questo: non intrufolarti, non nasconderti, non osservare da lontano: travestiti!

Qua c’è un goccetto pure per te. Avanti, apri il fegato!

Scialatiella Piccante

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The Family Day After

Gentilissimi Signori che avete partecipato al Family Day, gradiremmo approfittare del fatto che siate sicuramente ancora belli caldi e carichi per chiedervi alcune cose.

  1. La dittatura del pensiero unico. Molti di voi affermano che l’opposizione alle rivendicazioni LGBT è l’unica posizione libera nella dittatura del pensiero unico. Questa asserzione ci lascia perplessi perché gli stessi che la fanno, spesso immediatamente dopo esibiscono sondaggi che mostrano come l’opinione pubblica sia ancora abbastanza divisa sul tema dei matrimoni gay (41% di contrari) e come in realtà la maggioranza sia contro le adozioni omogenitoriali (73% di contrari, fonte la Stampa). Lo stesso numero di partecipanti al Family Day superava il milione! Ah, era una bufala? Beh, comunque eravate in parecchi, no? Pare dunque che in realtà non esista affatto un pensiero unico, anzi è evidente che sul tema delle adozioni il pensiero dominante sia, a ben vedere, il vostro. Assistiamo pertanto a un curioso fenomeno di dissonanza cognitiva in cui da una parte vi volete sentire “speciali” e “liberi pensatori”, dall’altra si cerca la conferma della maggioranza per dare credito al proprio pensiero. Come risolvete questa contraddizione?
  2. disobeyIl pensiero alternativo è davvero alternativo? Non fraintendeteci, noi preferiremmo davvero che ciascuno fosse in grado di pensare con la propria testa, ma spesso ciò che si considera pensiero alternativo spesso altro non è se non un’affiliazione ad una paranoia confezionata da altri e priva di reale elaborazione personale. Non è un caso che molto spesso, tra gli attivisti anti-LGBT (come pure succede talora tra gli attivisti LGBT, per carità), vengano espressi pensieri che sono la fotocopia letterale l’uno dell’altro. Siete sicuri che il vostro sia un pensiero davvero originale?
  3. Il pensiero dominante è sempre il male? È estate, fa molto caldo, il TG dice di coprirsi la testa, passare molto tempo all’ombra, mangiare leggero, evitare per quanto possibile di uscire nelle ore più calde e bere molta acqua. Manfrina che sentiamo tutti gli anni e che serve da riempitivo ai notiziari, è vero, e alla ventesima volta ci verrebbe voglia di uscire a testa scoperta all’una di pomeriggio ubriacandosi, mangiando pasta e polpette a mani nude e facendo un enorme dito medio al sole. Per poi passare direttamente al coma. Questo per dire che qualche volta si rischia di classificare come pensiero dominante quello che, nel caso dell’accettazione della realtà LGBT, sta diventando comune buon senso, e che la distinzione tra le due cose richiede, quello sì, un minimo di analisi critica totalmente indipendente. Altrimenti si può spacciare come pensiero alternativo qualunque vaccata, non trovate?
  4. “Ceci n’est past Charlie” Questa storia della libertà di espressione sta prendendo una deriva un po’ pericolosa che svilisce molto il suo vero significato, poiché molti dei vostri attivisti ci accusano di essere tutti nazisti quando contestiamo le loro opinioni. Fermo restando che bisognerebbe distinguere tra ciò che è davvero un’opinione censorshippersonale da ciò che è un dogma imposto e predigerito da altri e anche da ciò che invece è una semplice negazione dell’evidenza, voi non siete Charlie, dato che nessuno si sta organizzando per venirvi a crivellare di colpi di mitra a casa vostra, e nessuno vi ha impedito di esprimere ciò che pensate; ma se per caso riteneste che noialtri non abbiamo il diritto di contestarvi, allora i nazisti sareste voi, perché fareste distinzione tra la vostra e la nostra libertà di opinione a seconda di come vi viene più comodo. E voi di certo non siete nazisti. Vero?
  5. I bambini non si toccano. Chi redige la presente è persona vicina agli ambienti pro-LGBT dall’adolescenza, e lavora nella scuola. In passato si è occupata di alcuni seminari di educazione sessuale nelle scuole dove insegnava, e sa che, onde evitare di urtare le famiglie più “sensibili” e per non rischiare di beccarsi una denuncia (giacché molti genitori hanno l’avvocato facilgirl-153847_1280e) è necessario adottare un approccio sufficientemente delicato, informare i genitori nel dettaglio e lasciare sempre la possibilità di esonerare i propri figli. L’autrice della presente è rimasta dunque molto stupita quando è venuta a conoscenza di queste lezioni di masturbazione a scuola, e non dal proprio ambiente lavorativo, bensì unicamente da fonti conservatrici; e per un po’ ha faticato a capire di che si trattava, fino a quando non ha ricostruito pezzo pezzo questo mostro dell’ideologia gender. Molti attivisti pro-LGBT si trovano nella stessa situazione, e cioè non hanno la più pallida idea di che si tratti. Ora, la Treccani ha pubblicato un articolo molto chiaro, ben scritto ed esaustivo senza supercazzole, che vi invito caldamente a leggere. Non vi siete mai chiesti come mai, se noialtri siamo così favorevoli a questa ideologia gender, non la difendiamo come facciamo ad esempio per altri argomenti controversi come la maternità surrogata? Forse perché non esiste, se non come grottesco tentativo di screditare gli ambienti pro-LGBT facendo leva sui bambini?
  6. Il senso del matrimonio è la procreazione o cose simili di cui ho letto un centinaio e oltre di versioni. Se è così, qualcuno cortesemente ci illumini: come mai esistono, sono sempre esistiti e sempre esisteranno casi di matrimonio senza procreazione e casi di procreazione senza matrimonio, e come mai questi casi non sono oggetto di alcuna contestazione da parte vostra? E stiamo parlando di eterosessuali.
  7. I bambini hanno bisogno di un padre e una madre. Questa affermazione non avrebbe niente di sconcertante se si trattasse di un’ipotesi che necessita di una verifica scientifica, e in effetti credo di poter affermare che è stata la posizione di partenza di tanti di noi. Al contrario vostro, però, noi di fronte alla crescente evidenza scientifica (vedasi ad esempio qui e qui), che ultimamente sta anche perdendo quel carattere di disomogeneità e di scarsi numeri da cui era affetta all’inizio, abbiamo cominciato ad accettare che i bambini possono crescere bene anche con due genitori dello stesso sesso. Gli studi scientifici sono sempre contestabili, per carità; ma non sembra essere questo l’intento di chi sostiene l’affermazione di cui sopra.
    La Sacra Famiglia, testimonianza classica di famiglia non proprio tradizionale (nonché di fecondazione eterologa praticata già dai tempi antichi).
    La Sacra Famiglia, testimonianza classica di famiglia non proprio tradizionale (nonché di fecondazione eterologa praticata già dai tempi antichi).

    Se andate a leggere, le argomentazioni (ove presenti) spaziano dal “da che mondo è mondo” al gettonatissimo “in natura è così”, insomma non entrano veramente nel merito del fatto che la famiglia omogenitoriale sia un ambiente sano per la crescita, ma piuttosto si basano sul falso assunto che il modo in cui siamo abituati a concepire le cose sia quello giusto e così debba restare sempre. Non vi sembra una posizione un po’ debole?

  8. Evviva la famiglia. E veniamo al punto cruciale della vostra manifestazione: la difesa della famiglia tradizionale. Bene. Allora, dato che vi siete organizzati proprio per questo, qualcuno ci fa il favore di spiegarci in che modo la creazione di famiglie omosessuali andrebbe a minare l’esistenza o l’integrità delle famiglie eterosessuali? Perché anche se qualcuno ci ha provato, ci ha lasciato a dir poco un po’ perplessi. Insomma, i gay o coloro che li sostengono vengono accusati di voler distruggere la famiglia, ma non sembra proprio anche a voi che invece si impegnino per crearne di nuove?

Ringraziandovi per la vostra attenzione e certi di ricevere vostre risposte in tempi ragionevoli, ne approfittiamo per inviare copiosi brindisi e cordialità.

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Il cuore pulsante della Chiesa Pastafariana Italiana

Vi voglio bene.
Ora, non sarà un leitmotiv forte come i Cinegri del Beverendo, ma oramai sta diventando la mia firma per ognuno dei molteplici gruppi pastafariani che seguo.
Però è vero.
Non posso farci niente.
ugualidirittitorinoMi sono avvicinata alla Chiesa Pastafariana perché ne ammiravo il coraggio sociale, l’iniziativa innovatrice, la forza d’animo con cui si spingeva all’estremo, lottando per ciò che vorrei fosse realtà, ma mai, e dico mai, avrei immaginato di trovarmi di fronte a qualcosa del genere.
Vi amo tutti, dal primo all’ultimo.
Amo tutti quelli che non conosco, che vivono a centinaia di chilometri da me, che magari non incontrerò mai o dei quali mai ricorderò il nome. Quelli che sono comparsi su facebook una volta, che si sono fatti una foto che ho visto, che hanno scritto qualcosa che ho letto, che semplicemente girano per le strade del mondo con uno scolapasta in testa.
Tutti.bergamo2
Ho trovato in mezzo a voi persone sensazionali, capaci di guarire dalla tristezza anche un aspirante suicida, pronti a girare ubriachi per una città dove magari lavorano e vivono, armati di oggetti assurdi e ripetendo frasi allucinanti. Gente in grado di capire davvero cosa possa essere la forza di una risata, di una battuta, dell’autoironia. Qualcuno sul serio in grado di risollevare l’intero pianeta.
Sono una persona strana, vivo di scatti di adrenalina e sempre a metà tra il razionale e l’irrazionale, incapace di dare vera amicizia se non a pochissime persone, vero affetto quasi a nessuno.
Seguo attività sociali, politiche, intellettuali, religiose, goliardiche, sportive e perfino un po’ nerd.
Ma, ve lo giuro, non mi è mai capitato di provare un così grande amore per un così esagerato numero di persone.bergamo1
Se solo potessi, passerei con ognuno di voi ogni secondo della mia vita. Costruirei un dannato galeone con il quale andare all’arrembaggio di ogni porto del mondo, benda sull’occhio e Prodigioso nel cuore.
Convertirei ogni uomo o donna di questa terra, porterei con me ogni bambino.
Se solo potessi, istituzionalizzerei il Pastafarianesimo non solo come religione, non solo come cura medica per i bigotti, i chiusi di mente, i testimoni di questo o quel dio, ma come via di salvezza per i folli, i malati, i tristi di ogni genere, gli asociali, gli emarginati, i depressi e coloro che non hanno abbastanza gioia nella vita.
Credo fermamente che ogni secondo che qualcuno passa a contribuire ad una cosa così bergamo4grande possa davvero raddrizzare questo mondo.
Ne sono fortemente convinta.
Ho imparato che esistono persone speciali, per cui darei la vita, per le quali sul serio correrei in ogni parte del globo in ogni momento. Ho imparato a non incazzarmi quando c’è qualcosa che non va, a distruggere l’odio con la risata. A fare tutto ciò con uno scolapasta in testa.
Forse sono ripetitiva, forse mi sbaglio.
Forse esagero o è la birra che fa questo effetto.
Ma sì, cazzo, vi voglio bene.
E non smetterò mai di ripeterlo.

Carlotta – Frescova di Torino

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Il cuore pulsante della Chiesa Pastafariana Italiana

Vi voglio bene.
Ora, non sarà un leitmotiv forte come i Cinegri del Beverendo, ma oramai sta diventando la mia firma per ognuno dei molteplici gruppi pastafariani che seguo.
Però è vero.
Non posso farci niente.
ugualidirittitorinoMi sono avvicinata alla Chiesa Pastafariana perché ne ammiravo il coraggio sociale, l’iniziativa innovatrice, la forza d’animo con cui si spingeva all’estremo, lottando per ciò che vorrei fosse realtà, ma mai, e dico mai, avrei immaginato di trovarmi di fronte a qualcosa del genere.
Vi amo tutti, dal primo all’ultimo.
Amo tutti quelli che non conosco, che vivono a centinaia di chilometri da me, che magari non incontrerò mai o dei quali mai ricorderò il nome. Quelli che sono comparsi su facebook una volta, che si sono fatti una foto che ho visto, che hanno scritto qualcosa che ho letto, che semplicemente girano per le strade del mondo con uno scolapasta in testa.
Tutti.bergamo2
Ho trovato in mezzo a voi persone sensazionali, capaci di guarire dalla tristezza anche un aspirante suicida, pronti a girare ubriachi per una città dove magari lavorano e vivono, armati di oggetti assurdi e ripetendo frasi allucinanti. Gente in grado di capire davvero cosa possa essere la forza di una risata, di una battuta, dell’autoironia. Qualcuno sul serio in grado di risollevare l’intero pianeta.
Sono una persona strana, vivo di scatti di adrenalina e sempre a metà tra il razionale e l’irrazionale, incapace di dare vera amicizia se non a pochissime persone, vero affetto quasi a nessuno.
Seguo attività sociali, politiche, intellettuali, religiose, goliardiche, sportive e perfino un po’ nerd.
Ma, ve lo giuro, non mi è mai capitato di provare un così grande amore per un così esagerato numero di persone.bergamo1
Se solo potessi, passerei con ognuno di voi ogni secondo della mia vita. Costruirei un dannato galeone con il quale andare all’arrembaggio di ogni porto del mondo, benda sull’occhio e Prodigioso nel cuore.
Convertirei ogni uomo o donna di questa terra, porterei con me ogni bambino.
Se solo potessi, istituzionalizzerei il Pastafarianesimo non solo come religione, non solo come cura medica per i bigotti, i chiusi di mente, i testimoni di questo o quel dio, ma come via di salvezza per i folli, i malati, i tristi di ogni genere, gli asociali, gli emarginati, i depressi e coloro che non hanno abbastanza gioia nella vita.
Credo fermamente che ogni secondo che qualcuno passa a contribuire ad una cosa così bergamo4grande possa davvero raddrizzare questo mondo.
Ne sono fortemente convinta.
Ho imparato che esistono persone speciali, per cui darei la vita, per le quali sul serio correrei in ogni parte del globo in ogni momento. Ho imparato a non incazzarmi quando c’è qualcosa che non va, a distruggere l’odio con la risata. A fare tutto ciò con uno scolapasta in testa.
Forse sono ripetitiva, forse mi sbaglio.
Forse esagero o è la birra che fa questo effetto.
Ma sì, cazzo, vi voglio bene.
E non smetterò mai di ripeterlo.

Carlotta – Frescova di Torino

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And nobody fucks with Bergoglio’s motha.

Una precisazione prima di cominciare è necessaria: io non mi posso definire un “pacifista”, anni di judo e rugby sono la prova che lo scontro fisico non mi fa esattamente repulsione. Come se non bastasse fino a pochi mesi fa svolgevo un impiego che mi “obbligava” al servizio armato. Le virgolette sono d’obbligo visto che la passione per le armi ed il tiro a segno la porto con me da che io ho ricordi.

Ma sono anche una persona matura, in grado di capire che la risoluzione fisica delle controversie  interpersonali è non solo un orrenda extrema ratio, ma anche quanto di più barbaro ed inumano esista. Provo inoltre una grande stima per chi, a differenza del sottoscritto, è in grado di dimostrarsi un essere umano molto più in alto sulla scala evolutiva.

Forse per questa mia ammirazione verso i “portatori di pace” le parole pronunciate da Papa Francesco I ieri mi sono sembrate tanto offensive e degradanti, non solo verso se stesso o l’umana intelligenza, ma anche verso chiunque abbia fatto della “non violenza” uno stile di vita e un modo di affermare i propri e gli altrui diritti. Arrivando anche e spesso a pagarne un prezzo altissimo.

L’emissario di Dio sulla terra stava infatti commentando l’attentato terroristico al giornale francese satirico Charlie Hebdo, attacco compiuto da fanatici musulmani che, ritenendo la loro fede dileggiata da quella pubblicazione, sono penetrati nella sede del settimanale uccidendo e ferendo. 20 i morti ed una decina di feriti per vendicare la presa per il culo di un’idea astratta.

Il commento del Pontefice della Chiesa Cattolica è arrivato puntuale. In effetti è questo quello che il mondo si stava aspettando dopo un fatto del genere: il punto di vista della religione.
Papa Francesco non s’è fatto desiderare ed ha deciso di argomentare come lui interpreta il diritto di satira, anche greve, nei confronti della religione. Ovvero così: “se il mio amico Gasbarri dice una parolaccia sulla mia mamma, si aspetti un pugno”. Ora, io non sono un teologo ed ero fermo alle parole della Bibbia: “Allora Pietro gli si avvicinò e gli disse: «Signore, quante volte dovrò perdonare al mio fratello, se pecca contro di me? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette, ma fino a settanta volte sette.” (Mt. 18-21), evidentemente Cristo parlava unicamente del “se pecca contro di me”, la parte del: “se invece pecca a parole contro la tua mamma tu porgi l’altro pugno” me l’ero persa.

clero

Anche perché, da quello che mi ricordo avendo studiato dalle suore, la Madonna è “la madre di tutti i cristiani”. Quindi offendendo una madre tanto prolifica dovrei aspettarmi cosa? Un pugno a testa tiratomi da ogni suo singolo “figlio”? Se non ricordo male è quella la ratio alla nascita della lapidazione: permettere ad un’intera comunità di condannare a morte qualcuno senza che la colpa sia ascrivibile ad un singolo individuo. Ed in effetti in diverse teocrazie la blasfemia era ed è punita proprio con la lapidazione.

Un po’ come se “il Papa del cambiamento” ragionasse esattamente come un qualsiasi rabbì di duemila anni.

Già, perché Francesco I è stato “il Papa del cambiamento”. Egli ha infatti detto basta alla stola di ermellino per passare al più sobrio cappottino. Che il loden al tempo, come immagine di sobrietà, era già stato preso. Bianco ovviamente il cappottino, chi non ha mai visto in negozio un cappotto bianco da uomo in vendita? Ma il look non è stato il solo cambiamento introdotto da Francesco: basti ricordare le sue mirabili prese di posizione in fatto di fede, come: “in paradiso ci sono i nostri cani e gatti morti ad attenderci!”. Ed altre trovate altrettanto mature, come quando appena salito al soglio pontificio stupì il mondo facendo delle telefonate. Sicuramente vi ricorderete: i mass-media decisero che il mondo dovesse stupirsi perché un Papa, nel 2013, aveva utilizzato un telefono. La reazione fu identica a quella del popolo giapponese quando il loro imperatore comunicò la resa incondizionata all’esercito statunitense via radio: nel 1945 per il Giappone l’imperatore era ancora una figura divina e il solo pensare che la sua voce potesse essere veicolata come la voce di qualsiasi mortale era un pensiero blasfemo. Capite? Il Papa telefona! Wow! So much technology! E dopo il telefono nessuno l’ha più fermato: Twitter, mail, gli mancava giusto Chatroulette. Beh, sinceramente odio discutere via telefono, se potessi però mi piacerebbe potergli fare un colpo di telefono e chiedergli di argomentare meglio il suo pensiero.

Per esempio chiedendogli come riesca a giustificare la violenza fisica in risposta ad una violenza verbale, ora, che questa tesi malsana sia usata come scusa dai peggio delinquenti esistenti al mondo è un conto… ma insomma, lui è pure perito chimico, qualche libro l’ha letto.
Se davanti hai un uomo che picchia la compagna te la puoi aspettare una “difesa” che si basa sul: “è stata lei a cominciare a mancarmi di rispetto, per quello l’ho fatta diventare la miglior cliente del suo dentista!”. Oppure se davanti hai un terrorista religioso, stesso ragionamento:

hdf

Ma da una persona da cui qualcuno si aspetterebbe quantomeno un minimo di raziocinio sarebbe bello intravedere la capacità di discernere fra violenza verbale e violenza fisica. Tanto più che nello specifico contesto non si stava parlando della violenza verbale gratuita su cui si è soffermato il Papa, tutt’altro. Francesco ha infatti doppiamente offeso i morti del Charlie Hebdo “giustificando” prima i loro assassini e paragonando poi la loro opera ad un’ingiuria. Ma i giornalisti ed i vignettisti del Charlie non offendevano gratuitamente, loro erano degli autori satirici: Francesco ha invece accostato l’ingiuria (reato) al diritto di satira (difeso in tutti gli stati moderni).

Ora, per i presenti che pensassero che la satira sia quella di “Striscia la notizia”, siete pronti? Sto per darvi un scossone bello forte:

Non esiste satira rispettosa. “Se non fa incazzare qualcuno non è satira” (Mel Brooks). Così come non esistono limiti imponibili alla satira, anzi, ad essere precisi non esiste limite alcuno a cosa la satira possa dileggiare. E non esistono limiti sul come la satira possa operare questo dileggio. Questo perché, semplicemente, la satira ha limiti naturali entro cui può e deve muoversi: per esempio la satira deve dileggiare il potente e prendere le difese della parte debole, come hanno ricordato i giudici del premio Nobel che assegnarono  quello per la letteratura a Dario Fò. La motivazione del Nobel fa riferimento al suo “coraggio nell’emulare i giullari medievali flagellando le autorità e sostenendo la dignità degli oppressi”. Preservare la dignità umana, viene aggiunto, è indubbiamente uno degli scopi fondamentali del premio voluto da Alfred Nobel. Altro limite naturale della satira? Fare ridere. Tutto il resto semplicemente non è satira.

Quindi, se sei al capo di un’associazione multinazionale che annualmente introietta miliardi provenienti da donazioni ed in cambio offre ricompense invisibili ed ultraterrene, beh, io direi che un po’ di presa in giro te la meriti. Esplicò bene questo concetto George Carlin nei suoi monologhi: “Pensateci, la religione attualmente convince la gente che c’è un uomo invisibile. Che vive nel cielo e guarda quello che fai in ogni minuto di ogni giorno. E l’uomo invisibile ha una lista speciale di 10 cose che non vuole che tu faccia. Se farai anche solo una di queste cose ha pronto un posto speciale per te, pieni di fuoco e fiamme e fumo e tortura e angosce dove vivrai per sempre e soffrirai e brucerai e griderai fino alla fine dei tempi. Ma lui ti ama. Ti ama e ha bisogno di soldi! E’ un essere capace di qualsiasi cosa ma ha un problema coi soldi”.

Questa tesi è offensiva? Beh, sicuramente. Sopratutto se la tua azienda si basa sulla cieca fiducia dei tuoi investitori. Insomma, se la gente cominciasse a pensare “aspetta, e se semplicemente io cercassi di vivere la mia vita nel rispetto degli altri e di me stesso ed utilizzassi i miei soldi per questo?” tu a fine mese come le paghi le parcelle ai legali che devono difendere i preti che in chiesa hanno mostrato una cappellina di troppo al chierichetto?

Quindi è fondamentale per un capo d’azienda reagire. A costo di apparire volgari? Anche se devi utilizzare la difesa utilizzata dal peggior rifiuto umano partorito dalla terra? Anche se così facendo devi buttare al vento il lavoro di decine di curatori d’immagine che, a colpi di cappottini bianchi e telefonate “telefonate” alla stampa, sono riusciti a far dimenticare alle persone un precedente direttore d’azienda che firmava documenti, poi diventati di domino pubblico, per avvallare l’insabbiamento di abusi pedofili nella Chiesa mentre suo fratello si occupava di compierli quegli abusi (questa parte vi era sfuggita? Beh quei curatori d’immagine hanno fatto un ottimo lavoro)?

La risposta è solo una. Sì, evidentemente.

“Ci stupisce” ha concluso il Pontefice “quello che succede adesso, ma quante guerre di religione abbiamo avuto? Pensiamo alla ‘notte di San Bartolomeo”.

Sai cosa stupisce davvero Francesco? Che qualcuno trovi differenze fra le religioni di allora e quelle di oggi. A me non stupiscono le guerre causate dalla religione. Perché sono causate da persone che ragionano come te.

Ecco, se avessi il suo numero di telefono sarebbe questo che vorrei dirgli in una telefonata. Ma non posso, a me lui non ha telefonato e quindi io il suo numero non ce l’ho.

Beh, quasi quasi scrivo su Whatsapp a sua madre.

Capitan Casoncello dell’Illinois

“Se i cosiddetti fondamentalisti di oggi davvero credessero di aver trovato la loro via per la Verità, perché dovrebbero sentirsi minacciati dai non-credenti, perché dovrebbero invidiarli? Quando un buddista incontra un edonista occidentale, a malapena lo condanna: si limita a notare con benevolenza che la ricerca di felicità dell’edonista si sconfigge da sola. A differenza dei veri fondamentalisti, i terroristi pseudo-fondamentalisti sono profondamente turbati, intrigati, affascinati dalla vita peccaminosa dei non-credenti. È facile intuire che, combattendo l’altro peccaminoso, combattano in realtà la loro stessa tentazione.” (“I fondamentalisti e gli Ultimi Uomini”, di Slavoj Žižek.).

L’articolo And nobody fucks with Bergoglio’s motha. proviene da Osservatore Pastafariano.